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Il blog è uno strumento che permette ai lettori di scrivere commenti esprimendo collettivamente libere opinioni esponendo così i problemi e, entrando in collaborazione, dar voce alle soluzioni.

Accanto a ciò che si racconta ha un'importanza vitale come lo si racconta, quindi esigo “l'indipendenza per poter approvare ciò che c'è di buono e criticare ciò che c'è di male”


venerdì 16 gennaio 2015

Gandhi – Antiche come le montagne – I pensieri del Mahatma sulla verità, la nonviolenza, la pace – seconda parte



  • Economia:
“Cominciai a ridurre le spese. Il conto del lavandaio era pesante … Così … mi procurai l’occorrente per lavare. Comprai un libro sul bucato, ne studiai l’arte e l’insegnai a mia moglie”
“Che un uomo debba essere in grado di soddisfare da sé la maggior parte delle sue necessità essenziali, è ovvio, ma non è meno ovvio per me che quando l’autosufficienza arriva al punto di isolare l’uomo dalla società, costituisce quasi un peccato”
“Ciascuno vuole avvantaggiarsi a spese dell’altro e innalzarsi sulla sua rovina”
“La civiltà, nel senso reale del termine, non consiste nella moltiplicazione, ma nella volontaria e deliberata restrizione dei bisogni”
“L’ideale di creare un numero illimitato di bisogni e di soddisfarli mi sembra un’illusione e una insidia. A un certo punto, la soddisfazione dei bisogni fisici, e anche dei bisogni intellettuali del proprio io limitato, deve subire un brusco arresto prima di degenerare in voluttà fisica e intellettuale”
“La pace non si ottiene con un parziale adempimento delle condizioni, così come una combinazione chimica è impossibile senza l’osservanza completa delle condizioni necessarie per ottenerla. Se i capi riconosciuti dell’umanità che controllano gli strumenti di distruzione rinunciassero completamente al loro uso, con piena coscienza delle relative implicazioni, si potrebbe ottenere la pace permanente. Questo è evidentemente impossibile, se le grandi potenze della terra non rinunciano al loro programma imperialistico. E questo sembra a sua volta impossibile, se le grandi nazioni non cessano di credere nella competizione che uccide l’anima e di desiderare la moltiplicazione dei bisogni e, quindi, l’accrescimento dei beni materiali”
“Se non vi fosse cupidigia, non vi sarebbe motivo di armamenti”
“Devo confessare che non tiro una linea retta e non faccio distinzione tra economia ed etica. L’economia che nuoce al benessere morale di un individuo o di una nazione è immorale e, perciò, peccaminosa”

“La produzione di massa non tiene conto della domanda reale del consumatore. Se la produzione di massa fosse valida in sé stessa, sarebbe in grado di moltiplicarsi illimitatamente … Se tutti i paesi adottassero il sistema della produzione di massa, non ci sarebbe un mercato abbastanza vasto per i loro prodotti. Perciò, la produzione di massa deve cessare”
“Gli uomini continuano a <risparmiare lavoro> fino a che migliaia di individui rimangono senza lavoro e sono gettati sulle pubbliche strade a morire di fame. Voglio economizzare tempo e lavoro non per una frazione dell’umanità, ma per tutti; voglio l’accertamento dei beni non nelle mani di pochi, ma nelle mani di tutti”
“Sostituite all’avidità l’amore e tutto andrà bene”
“L’economia che ignora o trascura i valori morali è fallace. L’estensione della legge della non-violenza alla sfera dell’economia significa null’altro che l’introduzione dei valori morali come fattore da prendere in considerazione nel regolamento del commercio internazionale”
“Secondo me, la struttura economica dell’India e, a questo riguardo, del mondo, dovrebbe essere tale da non permettere che nessuno soffra per mancanza di cibo e di vestimento. In altre parole, ciascuno dovrebbe avere abbastanza lavoro per poter quadrare il bilancio. E questo ideale può essere attuato universalmente solo se i mezzi di produzione degli elementari beni di consumo rimangono sotto il controllo delle masse. Essi dovrebbero essere liberamente accessibili a tutti, come sono o dovrebbero essere l’aria e l’acqua di Dio; non dovrebbero diventare strumento di commercio per lo sfruttamento altrui. La loro monopolizzazione da parte di qualsiasi paese, nazione o gruppo di persone sarebbe ingiusta”
“Il mio ideale è una distribuzione egualitaria, ma, per quanto posso vedere, essa non è in via di attuazione. Perciò opero per un’equa distribuzione”
“Se prendo una cosa della quale non ho bisogno per un mio uso immediato e la tengo, la rubo a qualcun altro. Oso dire che è legge fondamentale della natura, senza eccezioni, che la natura di giorno in giorno produce quel tanto che basta alle nostre necessità, e se soltanto ciascuno prendesse quello che gli è sufficiente e nulla di più, in questo mondo non ci sarebbe miseria, in questo mondo non ci sarebbe gente che muore di fame”

“Possedere vuol dire premunirsi per il futuro”
“I ricchi hanno una quantità superflua di cose di cui non hanno bisogno, e che perciò sono trascurate e sciupate, mentre milioni di individui muoiono di fame per mancanza di sostentamento. Se ciascuno possedesse soltanto quello che gli occorre, nessuno sarebbe nel bisogno e tutti vivrebbero soddisfatti”
“Lavorare per l’eguaglianza economica … vuol dire da un lato abbassare i pochi ricchi nelle cui mani si concentra la maggior parte della ricchezza della nazione, e dall’altro innalzare i milioni di individui nudi e semiaffamati”
“Una rivoluzione violenta e sanguinosa è inevitabile, un giorno o l’altro, a meno che non si giunga a una volontaria rinuncia delle ricchezze e del potere che le ricchezze danno, e a una loro suddivisione per il bene comune”
“Il vero significato di un’eguale distribuzione è che ciascuno deve avere i mezzi per provvedere a tutte le necessità naturali, e qualche cosa di più. Per esempio, se uno ha la digestione debole e necessita soltanto di un quarto di libbra di farina per il pane e un altro ha bisogno di una libbra, entrambi dovrebbero essere in condizioni di soddisfare alle loro necessità. Per attuare questo ideale, bisogna ricostruire l’intero ordine sociale … Può essere che non siamo capaci di realizzare questo obiettivo, ma dobbiamo averlo fisso nella mente e lavorare incessantemente per avvicinarcisi. Nella stessa misura in cui avanziamo verso il nostro obiettivo, troveremo appagamento e felicità, e nella stessa misura, anche, avremo contribuito a dar vita a una società non-violenta”
“La prova del buon ordine di un paese non è data dal numero di milionari che ha, ma dall’assenza della fame tra le masse”
“è bello parlare di Dio mentre siamo seduti qui dopo una piacevole colazione e nell’attesa di un pranzo ancor migliore: ma come posso parlare di Dio alle moltitudini che devono tirare avanti senza due pasti al giorno? A loro Dio può soltanto apparire come pane e burro”

“Non vi è nulla di essenzialmente meschino nei calcoli economici. La vera scienza economica non si oppone mai alla più elevata legge morale, così come la vera morale, per essere degna del suo nome, deve essere al tempo stesso saggia economia”

sabato 10 gennaio 2015

La non certo brillante storia del pesante volo di Alitalia – seconda parte



Il 21 dicembre 2007 Alitalia individua Air France-KLM come interlocutore per avviare una trattativa in esclusiva. La scelta è poi avallata anche dalla Stato italiano.

Nel 2007 Alitalia ha 20mila dipendenti, ha trasportato più di 24 milioni di passeggeri, ha un profitto di 494,65 milioni di euro ed un risultato di esercizio di 310,38 milioni.
A gennaio 2008 il capitale azionario della compagnia è così suddiviso: 49,90% al Ministero dell’Economia e delle Finanze; 2,37% al TT International e il 47,73% al flottante della Borsa italiana. Detiene il 100% di Alitalia Express, del Gruppo Volare, di Aviofin e di Sisam; il 51% di Alitalia Servizi; il 40% di Alicos; il 20% di Italiatour; il 6% di Alinsurance (indirettamente l’88%); il 40% indiretto di Verona Cargo e il 25% indiretto di SASCO.
Il Gruppo Alitalia chiude il 2007 con 4,8 miliardi di euro di ricavo operativo; un EBIT negativo per 310,38 milioni ed un indebitamento finanziario netto di 1,16 miliardi.
Secondo il report annuale della rivista specializzata Air Transport World, Alitalia per l’anno 2007 oscilla tra il 23° e il 25° posizionamento a livello mondiale.

A marzo 2008 Alitalia ha una flotta di 172 aerei.

Il 15 marzo 2008 Alitalia accetta l’offerta vincolante di Air France-KLM. L’offerta prevede: scambio del 100% delle azioni Alitalia con permuta di 160 azioni Alitalia per ogni azione Air France-KLM con OPA sul 100% delle obbligazioni convertibili Alitalia. L’offerta vale 1,7 miliardi di euro: ricapitalizzazione di 1 miliardo; 138,5 milioni per le azioni Alitalia (valutate singolarmente 0,099€) e 608 milioni per le obbligazioni convertibili. L’accordo di massima prevede 2100 esuberi e la riduzione della flotta a 149 aerei. L’offerta è vincolante e prevede condizioni da risolvere entro il 31 marzo 2008 tra cui l’accordo con i sindacati e l’impegno scritto del Governo a mantenere il portafoglio dei diritti di traffico di Alitalia. Alitalia resterà autonoma, resterà italiana, resterà col proprio marchio, logo e livrea. Lo Stato italiano avrà l’1,4% del capitale di Air France-KLM.

È così che a fine marzo Alitalia diventa uno dei principali temi dell’infuocata campagna elettorale per le elezioni politiche. Sergio Romano sul Corriere della Sera del 23 marzo fa notare che una questione così grave richiederebbe di essere trattata con una serietà che è difficile ottenere da forze politiche impegnate a sgambettarsi in una campagna elettorale, nonostante Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri uscente, scelga di non toccare l’argomento.
Berlusconi propone la cordata italiana rappresentata da Antonio Baldassarre per mettere in difficoltà gli avversari.
La Sinistra Arcobaleno picchia sul grande Partito Democratico che è suo diretto concorrente a sinistra, critica Berlusconi per il mancato salvataggio negli anni del suo Governo e critica nel merito la proposta di Air France-KLM.
Casini è concorrente del Popolo della Libertà e polemizza con Berlusconi schierandosi col Partito Democratico.

Più interessante sarebbe capire se credono che senza la vendita ad un compratore credibile si possa evitare il fallimento dell’azienda o se credono che i giochi del passato possano essere riproposti all’infinito.

Il 2 aprile 2008 il Presidente Maurizio Prato si dimette a causa del mancato accordo con i sindacati. Berlusconi rifiuta, in caso di una sua elezione a Presidente del Consiglio dei Ministri, di garantire l’impegno del Governo.
Le condizioni preliminari chieste da Air France-KLM non vengono così soddisfatte e il 21 aprile il Presidente Jean-Cyril Spinetta annuncia il ritiro dell’offerta d’acquisto.
Il mattino successivo, alla ripresa delle contrattazioni in Piazza Affari, il titolo della compagnia di bandiera subisce una pioggia di vendite fino a far segnare un calo teorico dell’11,29% a 0,55€. A Parigi, invece, l’andamento di Air France-KLM fa segnare un rialzo del 2,3%.
Il Partito Democratico diffonde un comunicato che inizia così: “Come avevamo previsto, dichiarazioni avventare e comportamenti non responsabili hanno fatto naufragare la trattativa con Air France, mettendo a repentaglio il destino di Alitalia e di decine di migliaia di lavoratori”
Più diretto il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa: “La soluzione francese è stata fatta tramontare da Berlusconi”


Il 22 aprile 2008, il Consiglio dei Ministri, su richiesta di Berlusconi, adotta un decreto legge che concede un prestito ponte ad Alitalia di 300 milioni di euro da restituire entro il 31 dicembre. Il prestito è erogato a tassi di mercato, è necessario “evitare l’interruzione della continuità territoriale e problemi di ordine pubblico”. Dovrebbe garantire la continuità aziendale per le prossime settimane per avere il tempo di strutturare eventuali soluzioni alternative.
L’iniziativa è contestata dalla Commissione Europea perché ravvisa illeciti aiuti di Stato. Il caso è seguito da Antonio Tajani, neocommissario europeo per i Trasporti. Dichiara il direttore generale ai Trasporti Michele Cercone: “Abbiamo dubbi sulla natura delle misure e vogliamo avere dettagli”
Il titolo in Borsa sale del 3,54% a 0,57€.

Maggio 2008: cambia il Governo. Berlusconi: “Ora di Alitalia me ne occupo io”

Il 21 maggio il Governo Berlusconi IV converte il prestito ponte in patrimonio netto per la società.
I contribuenti italiani possono dare ufficialmente addio ai 5 euro a testa che sono stati costretti a “prestare” all’Alitalia il 5 maggio. Il cosiddetto prestito statale da 300 milioni di euro verrà utilizzato per coprire le perdite della compagnia e per reintegrare il patrimonio netto.
Di fatto, è come se il Governo avesse anticipato una ricapitalizzazione con fondi statali trasformando in capitale un prestito. Un passaggio ardito dal punto di vista legale.

Nel primo trimestre 2008 la perdita di Alitalia prima delle tasse è di 215 milioni di euro (62 milioni in più dell’esercizio precedente). Il patrimonio netto al 31 marzo è di circa 360 milioni (erano 573 milioni a fine 2007)

L’aviolinea non ha copertura assicurativa contro il caro-petrolio e, con una flotta di 172 aerei, è già in situazione di bancarotta.
L’offerta di Air France-KLM prevedeva una ricapitalizzazione di 1 miliardo di euro entro giugno. Quei soldi ora farebbero comodo per tenere in vita Alitalia che brucia liquidità al ritmo di 1 milione al giorno.

Il Governo dà mandato, fino a metà agosto, all’Istituto di credito Intesa-Sanpaolo di trovare un acquirente. Secondo la stampa, il progetto allo studio della banca prevedrebbe il ricorso al commissariamento (secondo la modifica alla Legge Marzano che pare proprio riveduta appositamente per il caso Alitalia) e la successiva fusione con Air One con 3250 esuberi.
Il CdA chiede la dichiarazione d’insolvenza al Tribunale di Roma. La compagnia passa in amministrazione straordinaria e il 29 agosto 2008 il Governo nomina Augusto Fantozzi come commissario straordinario della compagnia.

Questo è il risultato ufficiale del 2007 dell’Alitalia: la perdita, già accertata in 364 milioni di euro prima delle tasse, sale ad un passivo netto di 495 milioni (inferiore ai 626 milioni del 2006), la perdita operativa è stata di 310 milioni (inferiore ai 466,5 milioni del 2006), i ricavi del traffico sono 4354 milioni, i costi per il personale sono saliti da 739 a 852 milioni, il patrimonio netto consolidato al 31 dicembre scorso era di 381 milioni.

giovedì 8 gennaio 2015

A repentaglio non solo la già fragile struttura del territorio ma anche moltissime vite umane



Realizzata da Next New Media, “#DissestoItalia” è la prima grande inchiesta sul dissesto idrogeologico nel nostro Bel Paese, un reportage fatto di analisi, immagini, dati e testimonianze per “fare luce su cause e dimensioni del fenomeno in Italia ma soprattutto proporre soluzioni concrete e condivise”
Per 3 mesi hanno collaborato imprenditori (Ance e Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori del CNAPPC), geologi (Consiglio nazionale dei geologi) e ambientalisti (Legambiente), sottolineando che “ad essere in gioco non è solo la salute del nostro territorio ma la vita dei cittadini”

Il rapporto Ance-Cresme dice che “da poco più di 100 eventi di dissesto l’anno tra il 2002 e il 2006 siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 23 giorni del 2014…dal 2002 al 2014 si sono registrati circa 2000 eventi alluvionali con la perdita di 293 vite umane (24 solo nel 2013) oltre ai danni alle popolazioni, alle produzioni e alle infrastrutture”
In poco più di 100 anni ci sono state 12600 persone morte, disperse o ferite ed oltre 700mila sfollate.

Facendo un po’ la storia, si può prendere come anno zero il 1951, l’anno della grande alluvione del Polesine.
Con la legge 19 marzo 1952 n. 184, il Governo prevedeva un piano orientativo ai fini di una sistematica regolazione delle acque, con le leggi 31 gennaio 1953 n. 68 e 9 agosto 1954 n. 638 autorizzava la spesa per l’esecuzione di opere di sistemazione dei fiumi e dei torrenti (tra cui il Tartaro-Canalbianco-Po di Levante)
La frana di un pezzo del Monte Toc nel bacino del Vajont nel 1963, con i suoi quasi 2mila morti.
La grande alluvione di Firenze del 1966. Si istituì in quell’anno la Commissione De Marchi che riferì al Parlamento della necessità di investimenti di 10mila miliardi di lire di allora (corrispondenti a 100 miliardi di euro nel 2012) per dieci anni di opere di difesa del suolo, opere che non sono state fatte.

Paolo Buzzetti, Presidente dell’Ance (Associazione nazionale Costruttori Edili), ha detto: “Non possiamo continuare ad aspettare che siano le cronache dei giornali ad accendere i riflettori sul problema del dissesto idrogeologico. Ci sono risorse stanziate per la prevenzione ferme da 4 anni. Facciamo appello alle Istituzioni perché vengano immediatamente sbloccate”
Nel 2010 sono stati stanziati 2 miliardi di euro ma ne sono stati spesi solo 80 milioni portando a termine il 3,2% degli interventi anti-dissesto finanziati (3395 opere anti emergenza) mentre il 19% è in corso di esecuzione ed il 78% delle opere è ancora in fase di progettazione o affidamento.

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: “Parole ne sono state dette troppe, spesso accompagnate da lacrime di coccodrillo. Ora subito tre misure: impedire che i fondi per la riparazione vengano impiegati per ricostruire le stesse opere che hanno causato le situazioni di rischio destinandole invece alla loro delocalizzazione, avviare un piano d’informazione alla cittadinanza, stabilire un piano finanziario consistente sulla base di un adeguamento tecnico-scientifico dei piani di bacino … Nel 31% dei Comuni a rischio insistono interi quartieri in aree ad alto rischio idrogeologico, solo il 4% delle abitazioni ed il 2% elle industrie situate in queste aree è stato delocalizzato. In Italia continua a proliferare una sorta di <industria della riparazione> mentre manca quella della prevenzione”
Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Gian Vito Graziano: “Non è possibile affrontare una questione così complessa come il dissesto idrogeologico senza prima conoscerla almeno nelle sue componenti essenziali. L’informazione che si vuol dare ai cittadini … contribuirà a renderli più consapevoli del fenomeno ed a pretendere una reale azione di difesa del suolo, che purtroppo ancora manca nel programma politico italiano … La manutenzione dei nostri fiumi è la prima delle grandi opere necessarie al nostro Paese


Il rischio idrogeologico riguarda 6633 Comuni (l’82% del totale), oltre 5,7 milioni di cittadini che vivono in aree esposte al pericolo di frane ed alluvioni, 6251 edifici scolastici sui 64800 totali (più di 1 scuola su 10) sono localizzati in area di potenziale pericolo frana o alluvione, 547 strutture ospedaliere si trovano in zone a rischio, 46mila gli stabilimenti industriali in territori colpiti da dissesto che si decuplicano a 460mila se consideriamo anche gli uffici ed i negozi, per un totale di più di 1,2 milioni di edifici a rischio idrogeologico e 22 milioni di persone che abitano in un territorio a medio rischio idrogeologico.
19517 chilometri quadrati ad alta criticità geologica: il 9,8% del territorio nazionale. Un territorio fragile sul quale ci si dovrebbe poggiare come camminando sulle uova ed invece lo si attraversa con i bulldozer “consumando”, ricorda l’Ispra, 8 metri quadrati di suolo ogni secondo.

Nel periodo 2002-2012 sono stati effettivamente erogati quasi 2,3 miliardi di euro per i danni causati alle strutture ed alle infrastrutture, sui 4,5 miliardi totali stanziati. Dal 1998 sono oltre 2,4 miliardi di euro non spesi per ridurre stati di emergenza territoriali.
Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane ed alluvioni negli ultimi 20 anni è di 242,5 miliardi di euro (più di 12 miliardi l’anno) mentre dal 1945 è pari a 3,5 miliardi di euro l’anno il costo pagato dallo Stato per danni e risarcimenti da frane ed alluvioni.

A gennaio 2013 Corrado Clini, l’allora Ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare, chiese un Piano straordinario per il rischio idrogeologico stimando un fabbisogno di circa 40 miliardi di euro in 15 anni (meno di 2,7 miliardi l’anno) per mettere l’Italia in ragionevole sicurezza.

A febbraio 2014 l’Associazione Nazionale delle Bonifiche delle Irrigazioni e dei miglioramenti fondiari (ANBI) ha presentato la quinta versione della proposta di Piano per la riduzione del rischio idrogeologico in Italia elencando quelle 3383 opere che andrebbero eseguite con interventi stimati per circa 8 miliardi di euro. Un importo che è destinato a crescere molto velocemente visto che solo 5 anni fa, in una precedente edizione della proposta di Piano, si prevedeva circa la metà della spesa ( 4,1 miliardi di euro).

Erasmo D’Angelis, ex Sottosegretario di Stato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti spiega che: “Da ottobre 2013 all’inizio di aprile 2014 sono stati richiesti dalle Regioni 20 stati di emergenza con fabbisogni totali per 3,7 miliardi di euro … La Commissione Europea ha già stabilito sanzioni nei confronti dell’Italia per diverse centinaia di milioni l’anno per mancata depurazione di scarichi urbani che vedono il nostro Paese tra i primi inquinatori in area Ue. Tali sanzioni potrebbero essere ridotte o cancellate solo se le opere previste saranno realizzate entro dicembre 2015”

Quindi niente furbate all’italiana, cambiare verso e non solo a colpi di slogan: agire con interventi mirati a salvaguardare il nostro Paese, prima che sia troppo tardi.

giovedì 11 dicembre 2014

Personaggio Ambiente 2014



Del Premio Ambiente ve ne avevo già parlato qui

Le votazioni online sono aperte fino alle ore 19 del 21 dicembre sul sito 
 
Questa volta, mentre analizzavo la lista dei 20 candidati, mi sono soffermato su David Grassi e, nonostante le varie possibilità di scelta almeno altrettanto significative (c’è anche un Premio Nobel), ho deciso che per me David è degno di essere nominato Personaggio Ambiente 2014.

Chi è e che ha fatto David Grassi?
Era febbraio 2002 e l’allora tenente di vascello nato a Oristano ma residente da 4 anni a Livorno, aveva appena compiuto 30 anni ed era imbarcato sulla fregata “Maestrale” diretta verso il golfo Persico, impegnata nella missione Eduring Freedom nel corno d’Africa. 
Si accorge per primo del guasto agli impianti di trattamento delle acque di sentina. Chi aveva la responsabilità della nave decide di non farne menzione e così, dopo qualche giorno di navigazione, i marinai si trovano la sentina piena di liquidi che non possono essere scaricati in mare perché troppo pieni di inquinanti. Le regole impongono di attraccare al primo porto disponibile e far intervenire una ditta di smaltimento ma non si vuole perdere tempo e si pensa a qualche sotterfugio. David allora comincia a prendere nota di ogni minimo movimento in sala macchine, fotografa ogni cosa sospetta. 

L’ufficiale David Grassi, insieme ad altri due colleghi, si rifiuta di eseguire l’ordine che cambierà la sua vita per sempre, quello di sversare in mare migliaia di litri di liquidi oleosi provenienti dal motore, in barba alla tutela dell’ambiente, al rischio inquinamento e al regolamento internazionale.
Invece di abbassare la testa e obbedire rispondendo: «Signorsì, signore», guarda il comandante negli occhi e risponde: «No, signor capitano, questo non lo possiamo fare e se lo dovesse fare lei, sappia che ho già fatto delle foto e alcuni filmati che invierò a chi di dovere, anche alla stampa se necessario, per denunciare quello che è successo a bordo».
Tutti si rassegnano e la nave si dirige verso il porto più vicino. 
David, come premio, si prende una sanzione disciplinare: 15 giorni di consegna di rigore.
Una macchia che ne pregiudica la carriera.
Tornato a terra riceve una scheda valutativa che lo dipinge come “ambiguo, poco leale, altezzoso, arbitrario”, quando fino ad allora era sempre risultato “rispettoso, amichevole, preciso, obiettivo”. 
Per anni, a ogni occasione, gli continuano ad essere chieste spiegazioni sull’accaduto fino a quando David non ne può più e si congeda appendendo al chiodo la divisa, due anni fa.

Nel 2014?
A quel rifiuto sono seguiti tanti ostacoli per la sua carriera ma, Grassi, con perseveranza, ha continuato la sua battaglia civile per 12 anni (un quarto della sua esistenza) e quest'anno, a gennaio, il giudice del Tar Liguria ha dato ragione all’ingegnere della marina militare David Grassi che aveva fatto il suo dovere dicendo “no” al superiore che preferiva inquinare ed ha cancellato la sanzione disciplinare che gli era stata comminata (dodici anni prima) ma non gli ha riconosciuto il risarcimento danni che aveva chiesto bensì un risarcimento sufficiente a pagare circa un decimo della parcella del suo avvocato. 

Grassi adesso lavora come ingegnere civile e nel tempo libero allena i ragazzi di atletica e basket della Libertas Livorno: «In questo lasso di tempo ho perso molte cose, sia a livello personale, familiare e professionale ma tornando indietro rifarei quello che ho fatto, forse non proprio tutto ma certamente non ubbidirei a quell’ordine. Perché? Perché è in certe situazioni che vieni fuori chi sei davvero, da dove vieni e i valori che ti hanno insegnato i tuoi genitori e in quel momento non potevo far altro che comportarmi in quel modo senza abbassarmi alle prepotenze ma reagendo con coscienza. Eppure, dico anche che l’affetto e l’attaccamento nei confronti della Marina Militare non sono mai cambiati. Nonostante tutto continuo a credere che le persone nelle quali mi sono imbattuto siano una minoranza e che quel tipo di mentalità sia in via di estinzione».

David sostiene di aver ricevuto più volte segnalazioni di guasti simili a quello di 12 anni fa. 
Come siano stati risolti, in assenza di una testa dura come l’ingegner Grassi, non è dato sapere.