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Questo è un “blog” ed è un mezzo per esprimere creatività in modo libero.

Qui vorrei far conoscere in completa autonomia i miei pensieri, i miei desideri, le mie idee, le mie esperienze, le mie riflessioni, i miei momenti, le mie storie, i miei sentimenti, i miei disagi, le mie opinioni, le mie proteste le mie considerazioni. Vorrei pure condividere notizie ed informazioni.

Il blog è uno strumento che permette ai lettori di scrivere commenti esprimendo collettivamente libere opinioni esponendo così i problemi e, entrando in collaborazione, dar voce alle soluzioni.

Accanto a ciò che si racconta ha un'importanza vitale come lo si racconta, quindi esigo “l'indipendenza per poter approvare ciò che c'è di buono e criticare ciò che c'è di male”


mercoledì 20 febbraio 2013

Efficienza significa risparmio



Dal 1972 ogni 5 giugno festeggiamo la Giornata mondiale dell’Ambiente.
Dai, sondaggio: chi lo sapeva?

Lo scorso anno, per l’occasione, Legambiente ha presentato il rapporto “Tutti in classe A” analizzando 200 edifici in 21 città d’Italia.

Negli immobili classificati classe A si vive sostanzialmente meglio perché dove passiamo gran parte delle nostre giornate, vivendoci o lavorandoci, le dispersioni di calore e i consumi energetici sono ridotti. 
L’edilizia, complessivamente, rappresenta il 53% dei consumi elettrici ed il 35% dei consumi energetici totali. Si capisce che è quindi molto importante intervenire in questo settore.
La direttiva europea 2002/91 obbliga, tra l’altro, la certificazione degli edifici nuovi e di quelli esistenti se oggetto di compravendita. Inoltre, con la direttiva 31/2010, dal primo gennaio 2021 tutti i nuovi edifici dovranno essere “neutrali” da un punto di vista energetico: non dovranno cioè aver bisogno di apporti per riscaldare o rinfrescare, tranne attraverso fonti rinnovabili.

Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, spiega: “Ora si deve cambiare passo. Occorrono controlli veri e indipendenti sugli edifici, si devono aumentare progressivamente le prestazioni energetiche e il contributo delle fonti rinnovabili. Scegliere questa strada è la migliore risposta alla crisi economica per rilanciare il settore delle costruzioni ed abitare in case a bollette zero”

Edifici costruiti dopo l’anno 2000 come nel Villaggio olimpico di Torino, nella Giudecca a Venezia, nel quartiere Bufalotta a Roma, nel complesso Porta nuova a Pescara o nella periferia di Bari ravvisano problemi di dispersione con distribuzione estremamente eterogenea di temperatura.

Il Kondominium Rosenbach a Bolzano, via Cittadella a Firenze, via Lumignacco a Udine e località Fontana a Perugia non presentano invece ponti termici significativi e sfruttano al meglio l’esposizione alla radiazione solare minimizzando così i consumi energetici in inverno (fino a 2mila euro annui in meno rispetto a chi abita in una casa di Classe G).

È stato stimato che il 75% degli edifici italiani siano stati costruiti tra il 1946 ed il 1991. Degli edifici di questi anni (in cui vive larga parte dei cittadini) uno su tre mostra dispersione energetica.
Per migliorarne le condizioni vengono, per esempio, realizzati “cappotti termici”. In un periodo di crisi come quello che attraversa il mercato immobiliare, l’innovazione proposta dall’Unione Europea rappresenta un’opportunità da cogliere per creare lavoro ed arrivare ad azzerare le bollette famigliari. 

Bisognerebbe introdurre regole omogenee per la certificazione e per i controlli, sanzioni per chi non rispetta, stabilire standard minimi per nuovi edifici e premiare i miglioramenti di classe energetica dovuti a ristrutturazioni. Potremmo così rispettare i vincoli energetici, aumentare la vivibilità degli edifici e ridurre drasticamente il consumo di energia da combustibili fossili. Aspetto, quest’ultimo, non da sottovalutare visto che l’Italia soffre, rispetto ad altri Paesi europei, di maggior dipendenza dall’estero. Per esempio, sul totale dei consumi primari europei il gas naturale rappresenta il 26% mentre in Italia è il 37%; nei settori di consumo finale la dipendenza europea dal gas è del 23% mentre quella italiana è del 30%. Perché? Perché in Europa si utilizza il gas naturale per scaldarsi e per cucinare mentre in Italia lo utilizziamo (un terzo del totale) anche per produrre più del 50% di energia elettrica.

Non basta quindi un tè caldo sotto le coperte per riscaldarsi. Per risparmiare però sulla bolletta del gas nell’impietoso inverno è possibile ricorrere subito ad alcuni accorgimenti.

1-Lo sappiamo tutti: non siamo ai tropici! Quindi non abituiamoci a temperature estive in inverno: 20 gradi quando siamo in casa sono molto più che sufficienti, di notte o quando non ci siamo possiamo abbassarli notevolmente visto anche che il gruppo energetico “Hera” dice che riducendo di 1 grado la temperatura possiamo risparmiare il 6% della bolletta. L’amministratore delegato del gruppo, Cristian Fabbri, ha addirittura affermato: “Consumare meno è un dovere ed un’opportunità: fa bene all’ambiente ed al portafogli”

2-anche quando siamo in casa possiamo limitare l’accensione del riscaldamento ai soli locali che utilizziamo.

3-quante volte mettiamo calzini, asciugamani eccetera sui termosifoni? Ricordiamoci che così rendiamo più difficile il passaggio del calore.

4-una novità, per me. Tenendo le tapparelle abbassate isoliamo meglio l’abitazione e necessitiamo di meno energia per riscaldare. Quindi, quando ormai la luce non filtra più tramite le finestre è ora che si sacrifichi un po’ il panorama.

Avete altre dritte per ritrovarci in tasca qualcosina e al tempo stesso aver più rispetto per l’ambiente?

venerdì 8 febbraio 2013

Consiglio comunale – 25 settembre 2012



Assenti l’assessore Enrico Belleri e il consigliere Gabriele Labemano.

Dopo aver approvato all’unanimità il verbale della seduta precedente si dovrebbe passare alle comunicazioni del sindaco ma, in mancanza di queste, viene letta l’interpellanza della Lista Civica. Nella fattispecie riguarda la viabilità dal parcheggio antistante il campo sportivo di Gombio all’innestarsi in direzione di Polaveno. I cassonetti sono stati da poco spostati e la visuale s’è così ridotta. Il sindaco propone uno specchio ed un senso unico diretto nella discesa verso la banca.
Il consigliere Ivano Belleri fa poi notare che è servita un’interpellanza per far mettere un cartello segnaletico mancante.
 Si dibatte poi sul camion che solitamente vi parcheggiava e il sindaco dice di non sapere il perché lo facesse, nonostante si sia tracciata una linea che sembra proprio idonea per quello scopo…

Il terzo punto dell’ordine del giorno prevedrebbe una variazione al bilancio ma il consiglier Giovanni Tagliani chiede di passare prima al quarto punto dell’ordine del giorno perché la verifica degli equilibri del bilancio non tiene conto della variazione di cui si sarebbe discusso al punto 3.

È difficile seguire senza un testo ciò che l’assessore al bilancio Aristide Peli legge.

Tagliani critica i ritardi negli accertamenti IMU e TARSU. Afferma poi che i 12mila € dalla Regione non sono ancora arrivati e chiede informazioni sul funzionamento degli speed check.
L’assessore Peli risponde che l’accordo prevede il funzionamento in un giorno (sabato o domenica) alternativamente tra Polaveno ed Iseo. 
Infine Tagliani chiede che nell’elenco delle opere pubbliche sia specificato l’anno del loro inizio.

La consigliera Licia Leoni chiede informazioni sulla sistemazione del seminterrato dell’Istituto Comprensivo.
Il sindaco risponde che verranno a disposizione due aule, più l’archivio più uno stanzone per la biblioteca per 130 metri quadrati.
Leoni chiede notizie sulla sede della ONLUS Soccorso Polaveno-Brione. 
La risposta che viene è un assenso a ciò che l’ASL chiede lasciando fuori gli automezzi (tranne la nuova ambulanza), facendo una tettoia e spendendo 20mila € dell’associazione e 30mila € del Comune.

Ivano Belleri chiede se potrebbe essere recapitato a casa il bollettino per il pagamento dell’IMU.

La ricognizione è stata votata dalla maggioranza mentre la minoranza s’è dichiarata contraria.

Viene poi annullata la precedente convenzione con Comunità Montana per approvarne una nuova (all’unanimità) che prevede che funzioni fondamentali come il catasto, la pianificazione, la protezione civile e i servizi sociali vengano gestiti in forma associata.

Approvata all’unanimità anche la delega del disaster recovery e del software per le gestioni comunali.

Riguardo alla distribuzione del gas naturale la Comunità Montana di Valle Camonica sarà primo attore mentre la Comunità Montana della Valle Trompia entrerà nel Comitato.

mercoledì 23 gennaio 2013

La recita di Bolzano - Sándor Márai



Reduce dal gruppo di lettura di lunedì… eh? Non sapete cos’è un gruppo di lettura?? Ah, voi lo sapete ma non ne avete sentito parlare nelle vicinanze? Ma come?! Avevo fatto una campagna informativa!

Va beh, il gruppo di lettura è rivolto a chi ama leggere, ama parlare di ciò che ha letto ed ama condividere i pensieri suscitati da ciò che ha letto.
Ci riuniamo una sera al mese, attualmente presso la biblioteca di Brione. Più avanti, chissà, magari ci alterneremo con quella di Polaveno, se e quando sarà pronta.

Come si svolge?
Si sceglie un libro e si ha il tempo che separa una riunione dall’altra (circa un mese) per leggerlo e per liberamente avanzare proposte su future letture.
Ok, dopo quest’intro voglio parlarvi dell’ultimo libro di cui abbiamo parlato e che è stato letto a cavallo tra dicembre dell’anno scorso e il corrente mese di gennaio.
Si tratta de “La recita di Bolzano” dello scrittore Sándor Márai, romanzo scritto nel 1940.

La trama d’azione è proprio scarna perché consiste nella fuga di Giacomo Casanova dai Piombi di Venezia, il rifugio a Bolzano, dove avvengono diversi contatti con la gente del posto, con le persone che vengono da lontano per incontrarlo e con chi viene ritrovato, forse casualmente.

Varie cose mi han colpito del libro:

-la descrizione (già nel ’40!) di Bolzano come “città tanto <seria e virtuosa>, <ordinata e piena di buonsenso>

-la scrittura talvolta assillante ma a volte affascinante

-l’utilizzo di parole non certamente comuni nel lessico odierno come “tracotanza”, “alcove”, “truogolo”, “degenere”, “macilento” e non usate a caso vista l’affermazione “Nella vita dobbiamo usare le parole con la maggior precisione possibile, se vogliamo che abbiano un valore”

-l’amore inteso come una “grande magia” o descritto in vari modi come “Quella pienezza di vita che solo l’amore in quanto dono assoluto di sé può dare” oppure “Dietro ogni mal d’amore si ode sempre la vocina stridula dell’egoismo, che cercava di salvare quanto poteva e pretendeva tutto ciò che un essere umano può pretendere da un altro, possibilmente senza dover offrire in cambio nulla di autentico e sostanziale. L’egoismo, che comprava palazzi, carrozze e pietre preziose per offrirli all’amata e credeva di averle donato, insieme ai regali, anche quel misterioso valore senza il quale non possono esistere né affetti sinceri né la pace nei cuori”

-la visione relativa e sensibile: “Ogni cosa acquista peso in virtù del sentimento con cui osserviamo il mondo”

-le forzature che le etichette comportano in “Personaggi che hanno perso ogni libertà di movimento e sono diventati ostaggi del loro rango, del decoro esteriore che ammanta la loro figura e degli obblighi legati alla loro condizione”

-la voluta ambiguità descrittiva: “Le donne che si guadagnano da vivere contando sull’esistenza di altre donne più giovani e più inesperte di loro” o “Il colore delle cose eterne”

-metafore particolarmente suggestive come “Con la lentezza e la trepidazione con cui un viandante tormentato e illanguidito dalla sete si china, in un gesto di adorazione o di preghiera, sul getto d’acqua di una sorgente”

-una certa concezione della vita: “La vita non è fatta soltanto di regole, proibizioni e catene, ma anche di passioni”, “La vita, un giorno dopo l’altro, colma ciascuno di doni meravigliosi, sempre che non la si tema”

-per ultimo vi cito un pensiero che sposo in pieno, una sorte di dichiarazione d’intenti dopo un esame di coscienza “Non sono ancora sazio di vedere l’alba, non conosco ancora tutti i sentimenti e le emozioni degli esseri umani, non ho ancora irriso a sufficienza la presunzione di funzionari, dei superiori e delle autorità, non ho ancora zittito abbastanza spesso i preti, non mi sono ancora sbellicato abbastanza di fronte alla stupidità della gente, di fronte alla vanità, all’ambizione, alla lussuria e all’avarizia degli uomini, non mi sono ancora svegliato abbastanza spesso fra le braccia delle donne, tanto da conoscerle così come sono in realtà, tanto da apprendere sulla loro diversa realtà qualcosa che conti di più del segreto che nascondono sotto le sottane. Non ho ancora vissuto abbastanza”

A lunedì 15 aprile, ore 20:30, biblioteca di Brione!

lunedì 21 gennaio 2013

Cos’è la disuguaglianza?



Per Guido Rossi è “una differenza insostenibile di redditi e di possibilità di costruirsi il futuro”

Chi è sto Guido Rossi?
È un avvocato milanese di 81 anni, docente di filosofia del diritto e poi professore di diritto commerciale e diritto privato. All’inizio degli anni ’80 è stato presidente della Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa, di cui ora è garante etico), presidente di Montedison e di Telecom, senatore (a cavallo degli anni ’90) distinguendosi per la promozione di legislazioni antitrust sull’OPA (offerta pubblica d’acquisto) e sulla compravendita di titoli. È inoltre direttore della rivista delle Società e della rivista Banca, Borsa e Titoli di credito ed editorialista del Sole 24 Ore. 

Si dice che la disuguaglianza sia tornata ai livelli del 1928.
Motivo?
L’esperto Guido Rossi: “La disuguaglianza l’ha prodotta la politica che, obbedendo alla finanza, ha creato il mostro che la divora. Lula, un sindacalista, ha fatto crescere il Paese e ha risotto le disuguaglianze con vasto consenso. Reagan e la Thatcher, smantellato il welfare e fermati i salari, hanno scoperto la realtà dei debiti. Come ha ben ricordato Lars Osberg, è stata la disuguaglianza crescente dei redditi a generare gli eccessi di debito privato e pubblico”
Infatti il Brasile di Lula cresce con vigore (7-8%) mentre gli Stati Uniti di Reagan sono collassati economicamente nel 2009 portandosi dietro gran parte del pianeta (il Regno Unito della Thatcher ne ha risentito molto).

Riguardo a questo contagio, Guido Rossi chiede: “Che senso ha l’antitrust sull’economia misurata dal Pil e il nulla sulla finanza derivata che vale 8 volte il Pil del mondo?”

Diamo dei numeri forniti dall’Istat.
-il 28% dei residenti in Italia è a rischio povertà (la media europea è del 24%). Nel 2011 l’indicatore è cresciuto di due punti e mezzo rispetto al 2010 determinando il grosso aumento (dal 7% all’11%) delle persone con severa deprivazione
-il 18% delle famiglie non possono riscaldare adeguatamente l’abitazione (rispetto all’11% del 2010) mentre il 12% non si può permettere un pasto adeguato ogni due giorni (rispetto al 7% del 2010)
-la quota di reddito totale del 20% delle famiglie più ricche è pari al 37% mentre al 20% delle famiglie più povere spetta soltanto l’8%
-una persona su quattro residente nel Mezzogiorno è gravemente deprivata

Particolarmente importanti quindi queste parole di Rossi: “Quanti suggeriscono, l’esempio danese della flexsecurity dovrebbero dire se, a regime, la spesa sociale italiana aumenta o diminuisce (visto che in Danimarca è 3 punti di Pil più della nostra) e come, nel caso aumentasse, la finanzierebbero”

Come se ne esce quindi?
Marco Leonardi, professore di economia politica e di economia del lavoro, parlando dell’America cita la costanza della maggioranza dei salari reali negli ultimi trent’anni. Nel frattempo però l’economia è cresciuta moltissimo e se si vuole aumentare il consumo bisogna prendere denaro in prestito. Pensate ad una grossa fetta di popolazione che fonda le sue agiatezze su denaro che non c’è, aggiungiamoci l’ingordigia e l’irresponsabilità e possiamo farci un’idea di come è cominciata la crisi del mercato finanziario.

Che c’entra la disuguaglianza?
Ora immaginate una società non equamente composta ma divisa tra ricchi e poveri. Cosa notiamo? Più i poveri saranno in condizioni diverse dai ricchi e più dovranno esigere denaro a credito, denaro concesso in maniera più (oggi) o meno (ieri) stringente per sostenere questo ritmo di consumo. Aggiungiamoci la rata mensile dei mutui fatti per comprar casa obbligatoriamente da pagare per non perdere pure il tetto sopra la testa. Capirete che non è sostenibile contrarre nuovo debito per pagarne un altro.

Soluzione?
Non è affatto semplice anche perché da trent’anni la crescita economica è diseguale e ripaga i soli profitti (non i salari) dei soli Paesi sviluppati. Senza contare i 120 miliardi di euro che In Italia ogni anno vengono sottratti alle casse pubbliche (3mila € a testa!) e senza contare che riusciamo a recuperarne solo una decina.
Bisognerebbe operare politiche fiscali redistributive dei redditi che vadano ad aumentare il potere d’acquisto dei redditi più bassi per almeno evitare che nel breve periodo continuino ad indebitarsi. 

Ricordatevi di questa via d’uscita quando tra un mese si andrà a votare per le elezioni politiche e regionali.